Al Clero della Diocesi di Albano
Carissimi,
il Natale che fra pochi giorni festeggeremo non sarà la commemorazione di un evento passato e lontano nel tempo e neppure la rappresentazione più o meno drammatizzata (come avviene nei vari 'presepi viventi') di una storia che conosciamo già in tutti i suoi aspetti. I testi più antichi della Liturgia ne parlano non come una «consuetudine», ma come una «novità». Leggiamo, per un semplice esempio, la preghiera colletta del 30 dicembre: «la nuova nascita del tuo unico Figlio nella nostra carne mortale ci liberi dalla schiavitù antica, che ci tiene sotto il giogo del peccato». È il nostro peccato ad essere vecchiezza; Cristo, al contrario, è sempre nuovo. Se non consuetudinem cognominavit, scriveva Tertulliano riguardo a Cristo (cfr De virginibus velandis I: PL 2, 889). Il Signore è sempre nuovo, perché è la Verità.
Viviamo, dunque, il Natale in questa novità di vita. Dall'antichità questa festa è celebrata durante il solstizio quando, nelle più lunghe notti dell'inverno comincia, benché insensibilmente, a prevalere la luce. Natale è festa di ricominciamento. Anche per noi sia la festa dei ricomincianti!
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Alla metà del mese di gennaio 2012 riprenderò il cammino della Visita Pastorale nel Vicariato di Aprilia. All'arcangelo Michele ' patrono della Città ' affido i miei passi. Vi chiedo di unirvi alla mia preghiera, che parafrasa il Salmo 91: «Egli dia per me ordine al suo Angelo di custodirmi in tutte le mie vie, perché il mio piede non inciampi».
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