Chiesa che si consolida, cresce e cammina
Omelia nel pellegrinaggio giubilare del Vicariato di Ciampino
At 9, 31-42
Gv 6, 60-69
1. Il racconto che abbiamo appena udito durante la proclamazione del Vangelo riferisce di una storia molto triste: non alcuni, non pochi, ma «molti dei discepoli di Gesù» non andarono più con lui, dopo avere udito le sue parole. Le ritengono «dure». Perché difficili da capire? Perché troppo esigenti? Perché espongono un qualcosa dinaccettabile, o dinsopportabile? Il riferimento è al discorso di Cafarnao, che smentiva le idee di un messianismo trionfalistico, ma da attuarsi nel servizio e nella dedizione di sé. Ecco, allora, che questi discepoli disillusi nelle loro aspettative fanno marcia indietro. Davvero una scena triste.
Voi, invece, carissimi, siete venuti sin qui in pellegrinaggio giubilare. Siete partiti dalla vostra città di Ciampino e, giunti ad Albano, vi siete radunati per attraversare processionalmente la città e giungere alla «porta santa», segno delle braccia aperte del Redentore. Lavete attraversata e ora siete qui, coi vostri sacerdoti e col vostro vescovo, raccolti attorno allaltare per essere nutriti tutti insieme dal Signore. Come Pietro, allora, gli diciamo veramente di cuore: «Signore, Tu solo hai parole di vita eterna» (cfr Gv 6, 69).
2. Durante la liturgia della Parola, però, abbiamo anche ascoltato dellaltro dal libro degli Atti degli Apostoli ed è proprio su questo che intendo fermare lattenzione. È stato letto che «la Chiesa era in pace
» (9, 31). È unaffermazione po inattesa; questa, anzi, è lunica volta in cui ciò è scritto. È bello, però, sentirlo dire: la Chiesa «aveva pace»! Dovrebbe essere quella parola che in ebraico dice shalom, dove è pure incluso il senso della prosperità. E in effetti della Chiesa si dicono tre cose: che andava edificandosi (la nostra traduzione liturgica dice: «si consolidava»), che camminava e che cresceva. (...)
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